CECI NERI LESSATI 300gr - LA SBECCIATRICE

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Il cece coltivato tra le terre dell'alto Casertano, nel territorio di Caiazzo, ha una forma a chicco di mais con la buccia rugosa e irregolare molto gustoso e ricchissimo di fibre e di ferro.

Questo prodotto, lessato semplicemente solo in acqua e sale, è adatto per zuppe e come condimento per una gustosa pasta e ceci.

Confezione: barattolo vetro da 300gr

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Prodotto disponibile

3,55 €

Dettagli

Caratteristiche Botaniche

Il cece è una pianta annuale adatta al clima caldo-arido. La  radice è ramificata così come gli steli, che risultano essere eretti o semiprostrati, lunghi da 0,40 a 0,60 m. Tutta la pianta è verde grigiastra e pubescente per la presenza, su tutti gli organi di fitti peli ghiandolari che secernono una soluzione acida composta da acido malico e ossalico. Alcune varietà producono  semi rotondeggianti e lisci, altre angolosi e rostrati (“a testa di ariete”).

Origini e diffusione

Il cece (Cicer arietinum) è un legume tra i più antichi conosciuti. Sembra sia originario del sud-est della Turchia. In alcuni scavi ad Hacilar in Turchia sono state ritrovate alcune forme selvatiche di Cicer risalenti a 5000 anni a.C. Nell’età del Bronzo (3300 a.C.) in Iraq si sono trovate prove di coltivazioni. In Egitto addirittura tracce scritte registrerebbero la presenza del cece nella valle del Nilo tra il 1580 ed il 1100 a.C. Il termine Cicer deriverebbe dal greco kikus che significa forza, potenza; con ogni probabilità ciò è da ascrivere alle proprietà afrodisiache, ed al grande potere nutritivo, attribuiti al legume. Ai tempi di Omero in Grecia era chiamato Erebintòs o anche Krios con riferimento alla testa d’ariete; infatti il nome arietinum, usato da Linneo nelle sue classificazioni botaniche, è da attribuirsi con ogni probabilità alla forma del seme che sembra ricordare una testa d’ariete.

Curiosità

Si narra che nel 1284 durante la battaglia della Meloria i pisani furono catturati dai genovesi e da questi furono trattenuti a lungo prigionieri nelle stive delle loro navi, destinati ad una morte certa. La fortuna volle però che proprio nelle stesse stive, sotto di loro, vi fossero ammucchiati sacchi di ceci intrisi d’acqua di mare, per superare i terribili morsi della fame se ne cibarono, scampando così alla morte. In onore di questo salvataggio provvidenziale, un tipico piatto a base di ceci, la cecina appunto, fu chiamato anche l’oro di Pisa. Il piatto è semplice: farina di ceci, acqua, sale e olio, il tutto cotto in enormi teglie nei forni a legna.

Presso i Romani il termine “cicer” era anche un soprannome dato a chi aveva sul volto un'escrescenza a forma di cece, e fu per questo che il celebre oratore Marco Tullio Cicerone venne così appellato.

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